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Libri di testo anno scolastico 2012/2013

Sul sito dell’IC Berto Barbarani è disponibile l’elenco dei libri di testo adottati nelle varie scuole dell’istituto.

Cliccare qui: Elenco libri di testo

 

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Ai nostri ragazzi pigri una sveglia di libertà

Sono stati resi noti i dati di un’indagine a margine dell’assemblea nazionale della Scietà Italiana di Pediatria.

Vi riporto un articolo apparso su Avvenire ed il Rapporto dell’ Ufficio nazionale “Famiglia, Prevenzione e Promozione Adolescenza e Giovani” di AGe.

Buona lettura.

Giuseppe Menin

Avvenire, 8 giugno 2012

Ai nostri ragazzi pigri una sveglia di libertà

di Luigi Ballerini

I pediatri ci hanno avvisato, or non è molto, dal palco del loro Congresso annuale: i ragazzi sono pigri e troppo sedentari. La nuova indagine sulle abitudini e stili di vita degli adolescenti nostrani condotta anche quest’anno dalla Società italiana di pediatria fornisce un’aggiornata lettura degli adolescenti che pare sprofondino nei divani delle nostre case. Prede di Internet, Playstation e tv rischiano di passare fino a dodici ore al giorno seduti, con la testa bassa e centrata su una realtà digitale sempre più prepotente e invadente. Ma un’altra indagine, condotta da ricercatori medici dell’Università di Messina, sottolinea che il 57% degli studenti intervistati ha recentemente consumato almeno un energy drink. Effettivamente il business legato a questo tipo di bevande è davvero significativo: solo negli Usa il giro di affari si è aggirato nel 2011 intorno ai 9 miliardi di dollari, merito anche di campagne marketing intense e mirate al target giovanile nel linguaggio e nei mezzi. Da noi si parla di 2 milioni, concentrati soprattutto nelle regioni del Nord, e in crescita.

Correttamente i medici fanno il loro dovere mettendo in guardia rispetto al rischio su cuore e ossa di dosi troppo elevate di caffeina. Per non parlare poi della taurina, aminoacido spesso presente in queste bevande, da tempo identificato come responsabile di cefalea, ipertensione e tachicardia se in dosi eccessive. Viene anche segnalata l’associazione di energy drink e alcol, un pericoloso mix che riducendo la percezione dei sintomi da intossicazione etilica finisce per aumentare l’assunzione della dose globale di alcol introdotta. Eppure c’è di più da dire. Queste due indagini, quasi contemporanee nella presentazione, forse ci presentano lo stesso quadro: giovani pigri e immobili da una parte, alla ricerca di un’energia che sentono di non avere dall’altra.

Sorprende, per certi versi, come nell’età in cui il vigore del corpo, fisiologicamente, è al suo massimo, la stanchezza prenda così il sopravvento ed emerga il bisogno di rintracciare un po’ di energia confidando su una fonte esterna. Perché il moto si avvii invece è necessario identificare una meta, averne almeno l’idea, considerarne la possibilità. Il moto umano è sempre a meta, a differenza degli altri corpi inanimati obbligati a seguire le immutabili leggi della fisica. Ne abbiamo una dimostrazione se pensiamo a quanta energia sanno dimostrare i più giovani nel partire la mattina presto se li aspetta una gita con amici con cui stanno bene! Segno che (per fortuna) anche i ragazzi di oggi non amano una fatica astratta, sanno però spendersi senza troppi calcoli per un’ipotesi convincente.

Per muoversi c’è bisogno di un senso, proprio nell’accezione di una direzione. È questo ciò che spesso manca e la noia prende così il sopravvento. L’analisi dei medici non arriva a questo punto, a identificare come dietro molti comportamenti si nasconda proprio la noia, capace di impossessarsi dell’animo svuotando di contenuto il reale. Fino ad arrivare a costituire quell’accidia di cui ormai nessuno parla più. Solo a margine ci conviene con onestà constatare come anche noi adulti su questo punto non siamo messi tanto bene…
Un modo per sostenere e aiutare i nostri figli potrebbe proprio consistere nel restituire loro la competenza di cui sono già dotati: saper comporre il moto grazie al pensiero orientato alla soddisfazione. Si tratta allora di invitarli a darsi delle mete, ad avere un orizzonte pieno di fascino che permetta loro di alzare la testa e mettersi finalmente in cammino. Ma siccome è sempre l’offerta che genera la domanda, sta a noi proporre mete convincenti, ipotesi interessanti da verificare, occasioni di esperienza positiva. Su un punto i ragazzi vedono male: da fuori non arriva l’energia, può solo arrivare un’offerta. Ciò che cercano in una lattina in realtà è già dentro di loro, e si chiama libertà. Libertà di adesione al reale secondo giudizio personale. Forse attende solo di essere sollecitata da un altro.

Luigi Ballerini

Report dell’Ufficio nazionale “Famiglia, Prevenzione e Promozione Adolescenza e Giovani” di AGe:
Ufficio Famiglia Report n°4-2012

Si è concluso il VII incontro mondiale delle famiglie.

Domenica a Bresso si sono riunite le famiglie. Più di un milione di persone.
Minerbe c’era!
Bravi i nostri soci che hanno partecipato numerosi alla Santa Messa con Papa Benedetto.

Un ringraziamento a Massimo Pasqualini per l’organizzazione.

Da Incontro Mondiale Famiglie 2012

Ma che clima si respirava a Bresso?

Vi giro un articolo di Marina Corradi:

Di nuovo e ancora

Avvenire, 05/06/2012

La grande marcia è cominciata alle sei del mattino. Già a quell’ora da Niguarda, da Sesto, da Monza convergevano i fedeli diretti a Bresso. Tanti i lombardi, che amano fare le cose in grande: portavano sulle spalle grossi zaini, e frigo da spiaggia, e seggiolini e borracce, come andassero in campeggio in Valtellina. Qualcuno brandiva una mappa con il percorso, benché da Milano bastasse andare diritto per viale Suzzani per arrivare a destinazione. Quanti passeggini, e che armeggìo di biberon e di ciucci, e bandiere, e striscioni. Qualcuno s’era portato una tenda, qualcuno perfino gli scarponi da montagna – benché notoriamente Bresso sia piatta come un biliardo. Comunque commuoveva, quel popolo dell’alba che andava dal Papa. Senza clamori, silenzioso, semplicemente contento. Una folla che man mano andava accalcandosi fino a sfociare nella grande spianata dell’aeroporto; e allora, entrando, si guardavano fra di loro stupiti: «Ma guarda, quanti siamo!».

Già, quanti eravamo su quel pratone polveroso, sotto a un cielo che prometteva acqua. Guadagnavi il tuo fazzoletto d’erba, alzavi gli occhi e ti scoprivi attorno tante piccole tribù con un numero di figli almeno doppio rispetto all’1,3 nazionale. Stranieri e di altre regioni, anche, ma quanti milanesi, e brianzoli. Come l’emergere di un popolo che normalmente non si vede, non compare sui giornali. Eppure, sono le facce che incontriamo tutti i giorni. Ma domenica a Bresso c’erano le famiglie, intere: padri, madri, nonni, figli. E in quell’essere insieme per andare dal Papa prendeva forma una ben riconoscibile identità; pacifica, ma forte. Un popolo cristiano ha colmato, l’altra mattina, Bresso; ed è stato come se uscisse dal cono d’ombra in cui abitualmente questa gente che non grida, non minaccia, non è radical e nemmeno chic, e crede in Gesù Cristo, è tenuta da molti media. E siccome ciò che non passa in tv oggi non esiste, la stessa folla entrando nel Parco Nord si meravigliava di essere, invece, così numerosa.
Ma oltre questo contarsi, qualcosa di ben più grande saltava agli occhi e alle orecchie in mezzo a quel prato. Era il boato che ha accolto l’arrivo di Benedetto XVI, e la ressa attorno alla sua vettura, e le mani che protendevano bambini da benedire.

Era il calore dell’abbraccio al Papa, e l’ascoltarne poi muti, in un silenzio strano per una così gran folla, le parole. Era l’amore per il successore di Pietro; tenace, forte, e anzi quasi più forte in questi giorni di veleni e di corvi. Di modo che non si poteva, a Bresso, non registrare una strana distonia: la Chiesa, che su alcuni giornali è raccontata solo come un covo di potere dilaniato da una lotta intestina, lì mostrava il volto di centinaia migliaia di facce di madri, padri, nonni, di parroci, di bambini raccolti attorno al Papa e ai vescovi. Ed era allora una evidenza che la Chiesa è, certo, anche i peccati dei suoi, eppure insieme qualcosa di assolutamente più grande; di straordinario e misterioso.

«L’opinione mediatica italiana non è l’opinione pubblica: il popolo di Dio ama il Papa», ha detto ieri il cardinale Scola ai giornalisti. Vero. Bastava camminare fra la gente, all’alba. Così che te ne andavi da Bresso, pensando fra te a quel popolo tenace nell’amare la Chiesa, comunque; nel credere in un Dio morto in Croce e risuscitato, nel seguirlo, nello sposarsi nel suo nome e avere figli – con una speranza che molti invece hanno perduto. Così che te ne andavi, alla fine, rassicurata anche circa questo Paese, che a volte ti spaventa: c’è, nel fondo dell’Italia, quasi nell’ombra, questa memoria silenziosa e forte, che tiene. Guardavi uscire i bambini addormentati nei passeggini, nell’abbandono fiducioso che è il sonno nell’infanzia. Chissà? ti domandavi indugiando lo sguardo su quelle facce, su quelle piccole mani. Chissà, sorridevi fra te, se il Papa del 2070 non è qui in mezzo oggi, in braccio a sua madre. Chissà se un santo non era in cammino, piccolo, nell’alba di Bresso. Di certo, quanti futuri padri, madri, maestri, professori, operai, medici, religiosi: Chiesa che vive. Più grande del male che ciascuno di noi pure può fare, e di tutto ciò che se ne può raccontare. Qualcosa che non sta nei limiti stretti di quel che oggi intendiamo per “ragione”; ma dentro a una ragione più ampia vive e continua, di padre in figlio, e poi di nuovo, ancora.

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