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Crescono i bambini di cristallo

di Luigi Cucchi – il Giornale 23/09/2012

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La fragilità del bambino è in primo piano a Caserta al XXIV congresso nazionale della Società italiana di pediatria preventiva e sociale.

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Si è discusso dei bambini di cristallo, quelli caratterizzati da una elevata fragilità sia dal punto di vista fisico sia mentale e della trasparenza, intesa come valore esclusivo del bambino, da coltivare e preservare con ogni mezzo. Il bambino di oggi è fragile perché vive relazioni con adulti che non sanno essere adulti. La famiglia, realtà che diventa sempre più a mosaico, ha smarrito il suo impegno educativo. «Prevenire significa educare, che non vuol dire istruire, quanto impegnarsi in un progetto al servizio del bambino». In particolare, ha ricordato le parole di Giovanni Bosco, la pedagogista Maria Luisa De Natale, professore ordinario di psicologia: «amare un bambino, non coincide con il circondarlo di tanti oggetti e attenzioni, quanto piuttosto, costruire una relazione autentica , basata sulla autonomia e il rispetto reciproci. Occorre impegnarsi in un progetto che ha come obbiettivo quello di farlo diventare un adulto responsabile, forte e libero. Una strada ardua, irta di difficoltà, che va esercitata da parte dei genitori ogni giorno con determinazione e intelligenza (merce rara). Antonio Affinita del Movimento italiano genitori ha introdotto il problema dell’essere genitori e la difficoltà di affrontare i numerosi pericoli della società odierna: pubblicità sempre più aggressiva e violenta, incremento incontrollato della rete Internet, ritmi frenetici e poco tempo a disposizione da dedicare ai più piccoli. «Sono tante le frecce che vengono lanciate ogni giorno contro i nostri figli da multinazionali e altri organismi con scopi che mirano solo al profitto piuttosto che al benessere psico-fisico. Per questo, noi genitori dobbiamo combattere con tutte le forze, con l’aiuto prezioso dei pediatri».Tra i temi trattati al congresso anche le infezioni ricorrenti e le vaccinazioni pediatriche, oltre a quello del controllo dell’obesità infantile, uno dei problemi più urgenti in ambito pediatrico, causato da abitudini alimentari scorrette e dalla sempre maggiore tendenza alla sedentarietà nei piccoli italiani. I lavori si sono conclusi con interventi su: «Prevenzione dei maltrattamenti, Il bambino e il gioco d’azzardo, il monitoraggio degli eventi avversi in pediatria». Tutti i temi affrontati hanno cercato di approfondire i diversi aspetti legati alla fragilità del bambino, tema centrale del congresso. Cura, attenzione e competenza: sono le parole chiave per una buona relazione tra il pediatra la famiglia, la scuola e il bambino, ha precisato Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps, associazione che raccoglie oltre 1200 pediatri . «Negli ultimi anni ci siamo impegnati nella realizzazione di progetti e campagne di educazione rivolte all’acquisizione di corretti stili di vita, alle attività di prevenzione sul territorio di malattie infettive e altre problematiche pediatriche. Tutte orientate a mantenere integro il bambino senza mandarlo in frantumi e provocare disastri sociali.La fragilità del bambino si ripercuote nell’arco di pochi anni su quella degli adulti che rivelano antichi disagi, mai superati. Troppe volte gli ex bambini sono impreparati a far parte della società. Si trovano in difficoltà perché non hanno mai combattuto l’arroganza, la presunzione, l’improvvisazione. Sono inconsistenti e raramente accettano la sfida e la strada dell’umiltà e del sacrificio. I bambini vivono tempi accelerati e non adatti ai loro ritmi naturali. Necessitano di strumenti che consentano di annullare gli effetti nocivi dello stress facendo crescere le risorse interiori che vanno costruite fin da piccoli, prima che i disagi diventino endemici e vere e proprie patologie. Poniamo l’ecologia mentale in primo piano.

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Ora di religione. I genitori Age: Sì al confronto, no all’ideologia

Pubblichiamo il comunicato stampa di AGe a seguito della polemica sorta dopo le affermazioni del ministro Profumo.

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No a ogni rimozione che espunga la dimensione religiosa dalla formazione. Sì a un confronto sereno e non ideologico, che colga questa presenza come un’opportunità. L’autentica religione non teme una scuola aperta, multietnica, capace di correlarsi al mondo di oggi, proprio come chiede il Ministro Profumo. La posizione dell’Associazione italiana genitori.

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«A partire dal 1861 – ha ricordato il ministro prof. Francesco Profumo nella cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, al Quirinale – la scuola ha unito il Paese, intrecciandone il destino. Ha combattuto l’analfabetismo; ha diffuso l’italiano come strumento per comunicare e condividere un patrimonio comune; ha veicolato le tradizioni culturali e letterarie, locali e nazionali, che sono diventate le nostre radici; ha trasmesso i valori che ci hanno rafforzato all’interno delle nostre famiglie, delle nostre comunità sociali e civili, e all’interno della nazione. Adesso anche la scuola, come tutto il Paese, – ha aggiunto Profumo – è chiamata a fare un salto di qualità. Le sfide che ci attendono sono molte e impegnative, e richiedono coraggio, gambe e fiato, oltre a uno sguardo lungo, come uno scalatore che si appresti a conquistare una cima impervia».

Nelle stesse ore, il Ministro ha rilasciato alcune estemporanee dichiarazioni relative anche all’insegnamento di religione cattolica (IRC), presente nella scuola italiana nella forma che conosciamo fin dall’Accordo di revisione del Concordato (1984). «Il paese è cambiato, nelle scuole ci sono studenti che vengono da culture, religioni e paesi diversi. Credo che debba cambiare il modo di fare scuola, che debba essere più aperto – ha detto il ministro dell’Istruzione, e citiamo da agenzie di stampa -.Ci vuole una revisione dei nostri programmi in questa direzione. Un discorso che vale per l’ora di religione, ma anche per l’ora di geografia, che si può studiare anche ascoltando le testimonianze di chi viene da altri Paesi. La scuola è più aperta e multietnica e capace di correlarsi al mondo di oggi».

Come Associazione che da lungo tempo è presente a servizio delle famiglie, dei ragazzi e dell’educazione, riteniamo che il dibattito su temi di questa rilevanza non possa essere ridotto alla contrapposizione semplificatoria di due schieramenti, pro o contro l’ora di religione. Probabilmente in Italia non si è mai sopita la “questione romana”, probabilmente ogni riflessione sulla religione e sulla sua presenza pubblica deve divenire una sorta di referendum sulla Chiesa cattolica, presente nel nostro Paese in molte modalità differenziate, da quella della liturgia al servizio ai poveri, dall’educazione diffusa alla cura e animazione di ragazzi, adolescenti e giovani.
Non tocca a noi, certo, interpretare le parole del Ministro, né parlare a nome della Chiesa, che già si è espressa, in queste ore, con autorevoli e pacate riflessioni, assai serene perché non politicizzate.

Il nostro contributo vorrebbe proprio leggere le affermazioni sull’ora di religione unitamente alle parole del Ministro stesso pronunciate in Quirinale, nelle quali ha sottolineato il grande compito che la scuola ha svolto nella trasmissione di tradizioni e anche di valori. Si riferiva alla scuola tutta, evidentemente anche alla scuola che ha in sé, appunto dal 1984, quell’ora di religione discussa. La presenza di quell’ora non è dipendente dal volere dell’uno o dell’altro schieramento, ma dal solenne pronunciamento espresso nell’articolo 9.2 dell’Accordo: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento».

Dunque, un’ora di religione che è approccio culturale e storico, non catechistico, all’interno delle finalità della scuola, assicurando comunque la libertà di coscienza. La storia seguente ci dice di un’ora offerta a tutti, scelta anche da non credenti, o da appartenenti ad altre fedi, desiderosi di conoscere meglio il nostro Paese, che è Divina Commedia insieme a storia dell’arte, pietà popolare insieme a musica sacra, ma anche una storia di cooperative, casse mutue, leghe sindacali che ha innervato il nostro tessuto sociale.

Un’ora di religione continuamente sottoposta, per legge, a verifiche, a successive intese e revisioni di programmi. Un’ora di religione che richiede insegnanti sempre “nuovi” nell’approccio alla disciplina. Certo, un’ora che, per la sua stessa natura, mai completamente sarà all’altezza del compito, rivelando la necessità continua di aggiornamento e formazione dei docenti, nonché il bisogno di essere ripetutamente scelta dalle famiglie, ridiscussa nel Paese.

Nelle parole del Ministro ci piacerebbe leggere una domanda: quale il contributo che l’ora di religione può offrire al dialogo fra le culture e le religioni che anche nel nostro Paese si deve aprire, superando la sola fase dell’integrazione? Può l’ora di religione scavare nella sua profondità e pienezza, rivelando nel “patrimonio storico” il contributo cattolico alla democrazia, all’idea di persona e di cittadino, al valore del lavoro e della solidarietà, così come mirabilmente presenti nella Costituzione italiana?
Può l’ora di religione, insieme alle altre discipline scolastiche (prima di tutte l’ora alternativa, sovente non organizzata nelle scuole, e poi la geografia, come dice il Ministro, ma perché no l’economia, la storia, la filosofia, ancora insegnate per lo più in prospettiva solo eurocentrica!), proprio perché rafforza le nostre radici, contribuire al salto di qualità di cui la scuola ha bisogno, offrendo “coraggio, gambe, fiato e sguardo lungo”?

Noi siamo convinti di sì, e perciò abbiamo sostenuto sempre questo insegnamento, chiedendo che fosse di qualità, impartito da insegnanti che, proprio per la loro formazione, sapessero essere esempio e stimolo anche ai colleghi nella serietà professionale, nel dialogo con studenti e genitori, e sapessero proporre agli allievi il sapore della ricerca, dell’impegno, dell’apprendere.

In questa prospettiva volentieri dialogheremo con il Ministro e con quanti vorranno ragionare davvero di educazione e cultura, in un’Italia che cambia. Ci incoraggiano anche le parole pronunciate dal Presidente Napolitano, sempre in occasione della festa svoltasi in Quirinale: «La scuola è anche, e molto, un’istituzione che educa alla cittadinanza, promuovendo la condivisione di quei valori sociali e civili che tengono unite le comunità vitali, le società democratiche».

Vogliamo operare una gigantesca rimozione, espungendo la dimensione religiosa dalla formazione e dalla ricerca, oppure scegliamo, con convinzione, un confronto sereno e non ideologico, cogliendo questa presenza come un’opportunità? L’autentica religione non teme una scuola aperta, multietnica, capace di correlarsi al mondo di oggi, proprio come chiede il Ministro. Ci piacerebbe, da genitori, che la scuola tutta sia aperta, sempre: aperta alle famiglie (credenti e non), aperta al territorio e alla pluralità di ricchezze che propone.

Non sempre è la scuola che incontriamo, purtroppo. Di certo, finché il dibattito sarà solo ideologico, ci si dimenticherà che i ragazzi sono tutti uguali. Compresi quelli che hanno scelto l’ora di religione.

Roma, 26 settembre 2012

Festival della Dottrina Sociale – Verona 14, 15, 16 settembre

Carissimi soci e simpatizzanti di AGeMinerbe,

vi segnalo un evento molto interessante che si svolgerà a Verona questo fine settimana: la 2° edizione del “Festival della Dottrina Sociale della Chiesa”.

Il tema centrale riguarderà la situazione economica e sociale. L’idea forte è il tentativo di proporre qualcosa di diverso rispetto a quanto ci sentiamo dire tutti giorni.

Il programma, disponibile anche in versione stampabile, è consultabile sul sito festivaldsc.it.
Grazie sin d’ora se vorrete darne nota anche ai vostri amici e conoscenti.
Io parteciperò sicuramente: sono stanco di sentir parlare tutti i giorni solo di spread, c’è bisogno di qualcosa di diverso.

Vi chiederete: un festival sulla Dottrina Sociale? Cos’è? Perchè? Chi lo organizza?

Chi sono i promotori?
La Fondazione Toniolo di Verona, il Collegamento
Sociale Cristiano, il Movimento degli Studenti
Cattolici, la rivista ‘La Società’, i Gruppi della Dottrina
Sociale, la Fondazione Segni Nuovi.

Come è nata l’idea?
Dall’intreccio relazionale dei soggetti promotori e dai numerosi confronti con le molte persone che vivono la loro attività lavorativa con serietà e onestà, è nata l’idea di evidenziare idee, azioni e persone che rischiano di stare dentro le cose per costruire un futuro positivo.

Perché un festival?
La parola festival è di solito abbinata a tematiche di spettacolo molto popolari. L’abbiamo scelta volutamente perché vogliamo portare in piazza il patrimonio della Dottrina Sociale e non lasciarlo al chiuso delle stanze di chi la conosce già. E’ stata concepita per essere un lievito, non può stare sepolta dalla farina della vita sociale quotidiana.

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Concludo con un commento del presidente della Fondazione Toniolo:

Crisi, significati, riferimenti: la necessità di un pensiero diverso

Partiamo da un dato condiviso da tutti: siamo arrivati al capolinea e non si può andare avanti così. Se noi dessimo continuità al nostro sistema economico, sociale e civile per come si è sviluppato fino ad oggi, cadremmo nel baratro. C’è bisogno di discontinuità. Ecco il perché del tema di questo secondo festival: abbiamo bisogno innanzitutto di un pensiero diverso. Fare di più non ci fa uscire da questa situazione, occorre un modo nuovo di vedere le cose. Il nuovo pensiero è riaffermare un’economia al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’economia, è ipotizzare uno sviluppo libero dagli interessi personali o di gruppo, uno sviluppo a misura d’uomo che riduca le disuguaglianze. Dobbiamo sviluppare l’idea che senza valori e senza etica possiamo forse avere di più, ma non possiamo essere contenti di noi e del mondo che ci circonda. Tutti insieme siamo chiamati a cercare il nuovo che è nascosto dentro le pieghe di una crisi e chiede di essere riscoperto ed evidenziato. Parleremo di economia e di società con l’intento di rendere più bello vivere, lavorare, aiutarsi, stare assieme. I principi a cui attingiamo sono quelli espressi nel pensiero sociale della Chiesa perché per leggere bene il presente e sviluppare una società più giusta è necessario riconoscere ad ogni persona la trascendenza, la dimensione relazionale, la centralità e la dignità.

Il Festival è un momento in cui si intrecciano positività, problemi, fatiche, volti, relazioni, cultura, esperienze, azioni, motivazioni, spiritualità, incontri e idee, ma da questo intreccio, che riflette il quotidiano, ci auguriamo che ognuno possa raccogliere nuova forza per la ricerca della verità e per interpretare e sviluppare le novità raccolte nel presente.

Mons. Adriano Vincenzi
Presidente Fondazione G. Toniolo

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