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Ora di religione. I genitori Age: Sì al confronto, no all’ideologia

Pubblichiamo il comunicato stampa di AGe a seguito della polemica sorta dopo le affermazioni del ministro Profumo.

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No a ogni rimozione che espunga la dimensione religiosa dalla formazione. Sì a un confronto sereno e non ideologico, che colga questa presenza come un’opportunità. L’autentica religione non teme una scuola aperta, multietnica, capace di correlarsi al mondo di oggi, proprio come chiede il Ministro Profumo. La posizione dell’Associazione italiana genitori.

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«A partire dal 1861 – ha ricordato il ministro prof. Francesco Profumo nella cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, al Quirinale – la scuola ha unito il Paese, intrecciandone il destino. Ha combattuto l’analfabetismo; ha diffuso l’italiano come strumento per comunicare e condividere un patrimonio comune; ha veicolato le tradizioni culturali e letterarie, locali e nazionali, che sono diventate le nostre radici; ha trasmesso i valori che ci hanno rafforzato all’interno delle nostre famiglie, delle nostre comunità sociali e civili, e all’interno della nazione. Adesso anche la scuola, come tutto il Paese, – ha aggiunto Profumo – è chiamata a fare un salto di qualità. Le sfide che ci attendono sono molte e impegnative, e richiedono coraggio, gambe e fiato, oltre a uno sguardo lungo, come uno scalatore che si appresti a conquistare una cima impervia».

Nelle stesse ore, il Ministro ha rilasciato alcune estemporanee dichiarazioni relative anche all’insegnamento di religione cattolica (IRC), presente nella scuola italiana nella forma che conosciamo fin dall’Accordo di revisione del Concordato (1984). «Il paese è cambiato, nelle scuole ci sono studenti che vengono da culture, religioni e paesi diversi. Credo che debba cambiare il modo di fare scuola, che debba essere più aperto – ha detto il ministro dell’Istruzione, e citiamo da agenzie di stampa -.Ci vuole una revisione dei nostri programmi in questa direzione. Un discorso che vale per l’ora di religione, ma anche per l’ora di geografia, che si può studiare anche ascoltando le testimonianze di chi viene da altri Paesi. La scuola è più aperta e multietnica e capace di correlarsi al mondo di oggi».

Come Associazione che da lungo tempo è presente a servizio delle famiglie, dei ragazzi e dell’educazione, riteniamo che il dibattito su temi di questa rilevanza non possa essere ridotto alla contrapposizione semplificatoria di due schieramenti, pro o contro l’ora di religione. Probabilmente in Italia non si è mai sopita la “questione romana”, probabilmente ogni riflessione sulla religione e sulla sua presenza pubblica deve divenire una sorta di referendum sulla Chiesa cattolica, presente nel nostro Paese in molte modalità differenziate, da quella della liturgia al servizio ai poveri, dall’educazione diffusa alla cura e animazione di ragazzi, adolescenti e giovani.
Non tocca a noi, certo, interpretare le parole del Ministro, né parlare a nome della Chiesa, che già si è espressa, in queste ore, con autorevoli e pacate riflessioni, assai serene perché non politicizzate.

Il nostro contributo vorrebbe proprio leggere le affermazioni sull’ora di religione unitamente alle parole del Ministro stesso pronunciate in Quirinale, nelle quali ha sottolineato il grande compito che la scuola ha svolto nella trasmissione di tradizioni e anche di valori. Si riferiva alla scuola tutta, evidentemente anche alla scuola che ha in sé, appunto dal 1984, quell’ora di religione discussa. La presenza di quell’ora non è dipendente dal volere dell’uno o dell’altro schieramento, ma dal solenne pronunciamento espresso nell’articolo 9.2 dell’Accordo: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento».

Dunque, un’ora di religione che è approccio culturale e storico, non catechistico, all’interno delle finalità della scuola, assicurando comunque la libertà di coscienza. La storia seguente ci dice di un’ora offerta a tutti, scelta anche da non credenti, o da appartenenti ad altre fedi, desiderosi di conoscere meglio il nostro Paese, che è Divina Commedia insieme a storia dell’arte, pietà popolare insieme a musica sacra, ma anche una storia di cooperative, casse mutue, leghe sindacali che ha innervato il nostro tessuto sociale.

Un’ora di religione continuamente sottoposta, per legge, a verifiche, a successive intese e revisioni di programmi. Un’ora di religione che richiede insegnanti sempre “nuovi” nell’approccio alla disciplina. Certo, un’ora che, per la sua stessa natura, mai completamente sarà all’altezza del compito, rivelando la necessità continua di aggiornamento e formazione dei docenti, nonché il bisogno di essere ripetutamente scelta dalle famiglie, ridiscussa nel Paese.

Nelle parole del Ministro ci piacerebbe leggere una domanda: quale il contributo che l’ora di religione può offrire al dialogo fra le culture e le religioni che anche nel nostro Paese si deve aprire, superando la sola fase dell’integrazione? Può l’ora di religione scavare nella sua profondità e pienezza, rivelando nel “patrimonio storico” il contributo cattolico alla democrazia, all’idea di persona e di cittadino, al valore del lavoro e della solidarietà, così come mirabilmente presenti nella Costituzione italiana?
Può l’ora di religione, insieme alle altre discipline scolastiche (prima di tutte l’ora alternativa, sovente non organizzata nelle scuole, e poi la geografia, come dice il Ministro, ma perché no l’economia, la storia, la filosofia, ancora insegnate per lo più in prospettiva solo eurocentrica!), proprio perché rafforza le nostre radici, contribuire al salto di qualità di cui la scuola ha bisogno, offrendo “coraggio, gambe, fiato e sguardo lungo”?

Noi siamo convinti di sì, e perciò abbiamo sostenuto sempre questo insegnamento, chiedendo che fosse di qualità, impartito da insegnanti che, proprio per la loro formazione, sapessero essere esempio e stimolo anche ai colleghi nella serietà professionale, nel dialogo con studenti e genitori, e sapessero proporre agli allievi il sapore della ricerca, dell’impegno, dell’apprendere.

In questa prospettiva volentieri dialogheremo con il Ministro e con quanti vorranno ragionare davvero di educazione e cultura, in un’Italia che cambia. Ci incoraggiano anche le parole pronunciate dal Presidente Napolitano, sempre in occasione della festa svoltasi in Quirinale: «La scuola è anche, e molto, un’istituzione che educa alla cittadinanza, promuovendo la condivisione di quei valori sociali e civili che tengono unite le comunità vitali, le società democratiche».

Vogliamo operare una gigantesca rimozione, espungendo la dimensione religiosa dalla formazione e dalla ricerca, oppure scegliamo, con convinzione, un confronto sereno e non ideologico, cogliendo questa presenza come un’opportunità? L’autentica religione non teme una scuola aperta, multietnica, capace di correlarsi al mondo di oggi, proprio come chiede il Ministro. Ci piacerebbe, da genitori, che la scuola tutta sia aperta, sempre: aperta alle famiglie (credenti e non), aperta al territorio e alla pluralità di ricchezze che propone.

Non sempre è la scuola che incontriamo, purtroppo. Di certo, finché il dibattito sarà solo ideologico, ci si dimenticherà che i ragazzi sono tutti uguali. Compresi quelli che hanno scelto l’ora di religione.

Roma, 26 settembre 2012

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