Cherubina Manzoni, Rassegna Stampa, S.M.Immacolata

Il «caro rette» colpisce le scuole materne

L’Arena – 30 gennaio 2013
di Valeria Zanetti

Un mese in classe costa da 92 a 140 euro a parità di servizio e varia da paese a paese, quest’anno gli aumenti sono stati anche di 15 euro a rata. Le statali sono le più economiche ma sono poche, seguono quelle a gestione comunale e le paritarie dove però le differenze sono forti.

Verona. Tempo di iscrizioni alle scuole dell’infanzia. I genitori alle prese con la scelta sono impegnati, in tempi di crisi, anche nel confrontare le rette. Le scuole più convenienti restano le statali, seguite da quelle comunali e dalle paritarie, quasi tutte aderenti a Fism (federazione italiana scuole materne), con scostamenti che, per l’anno scolastico in corso, arrivano a sfiorare i 50 euro al mese. È il caso di Villafranca, dove i genitori dei bambini iscritti alla statale Collodi versano 92 euro mensili contro i 140 richiesti dalle paritarie, sempre del capoluogo, San Giuseppe e Maria Bambina. Nelle altre sei paritarie delle frazioni, la retta è compresa tra i 130 ed i 140 euro. Mediamente, rispetto all’anno scolastico precedente, gli aumenti sono stati di 15 euro al mese a bambino, in tutte le scuole dell’infanzia private del territorio comunale. «Aumenti imputabili al rinnovo, relativo alla parte economica, del contratto di lavoro del personale docente, dal momento che i costi per il personale incidono del 75 per cento sul bilancio delle scuole Fism, al rincaro di bollette e forniture con un’ inevitabile ricaduta sulle rette», motiva il sindaco, Mario Faccioli. «L’amministrazione ha stanziato sia per il 2012 che per il 2013 circa un milione e 100mila euro di compartecipazione alla spesa. In un momento in cui i contributi venivano tagliati da Roma e arrivavano in ritardo da Venezia», prosegue il sindaco di Villafranca, «abbiamo garantito il funzionamento delle scuole, alle quali altrimenti sarebbe mancata anche la capacità di programmazione». A Villafranca, che non ha scuole comunali, l’amministrazione è presente con propri rappresentanti nei comitati di gestione degli istituti e ha istituito un tavolo permanente per il controllo paritetico, di standard e spese, in modo che non ci siano differenze troppo significative per qualità dei servizi erogati e rette richieste. Costi identici per tutte le materne, invece, a Valeggio, dove i bambini dai tre ai cinque anni vengono inseriti nelle due comunali (del capoluogo, che conta nove sezioni, e di Ca’ Prato) o nella parrocchiale. «Si paga ovunque una retta di 95 euro a parte settembre e dicembre, che non sono mai frequentati per intero e per i quali sono richiesti 70 euro», illustra il sindaco Angelo Tosoni, «abbiamo fatto il possibile per mettere tutte le famiglie nelle stesse condizioni».  Per il resto del comprensorio villafranchese la spesa a carico delle famiglie varia tra i cento euro (come alla scuola dell’infanzia di Nogarole Rocca Augusto Mori) e i 130 (ad esempio alla Monsignor Bressan di Povegliano).  A Mozzecane, per frequentare la comunale Benigno Zaccagnini, il prossimo anno scolastico saranno richiesti 120 euro mensili, mentre alla paritaria della frazione di Grezzano la retta si ferma a 110 euro. Ancora meno costosa la paritaria di Isolalta, frazione di Vigasio, dove quest’anno si versano 105 euro.  «La differenza tra le rette, anche tra scuole Fism, è imputabile a variabili tra cui i mutui accesi dai comitati di gestione per mettere a norma gli edifici, ampliarli o far fronte alla manutenzione», spiega Ugo Brentegani, presidente Fism Verona, «difficile quindi stabilire una retta standard per tutte le paritarie o escludere, in linea generale, ulteriori aumenti per il prossimo anno scolastico». E questo nonostante l’intervento della Regione, che a fine dicembre ha stanziato un contributo una tantum di 4,5milioni alle 1.185 strutture paritarie venete in aggiunta ai 16,5 milioni messi a bilancio per il 2012.  «Un aiuto apprezzabile, ma spot. A fronte di un calo del 30 per cento della contribuzione destinata ai nidi (80 quelli Fism nel veronese ndr), su cui grava anche la perdita di iscrizioni a causa della crisi, che lascia molti genitori senza lavoro. A una scuola frequentata da 100 bambini, il contributo straordinario della Regione porta una cifra, contenuta, di 4.500 euro», aggiunge Brentegani.  «Più significativi sulla determinazione della retta», prosegue, «sono gli stanziamenti annui che ogni Comune versa per bambino frequentante. Nel Veronese la forbice è ampia: si va da 400 a 2.100 euro, con Garda che mette a disposizione 1.600 euro, Nogarole Rocca circa 1.300, Legnago intorno ai mille». Quota, quest’ultima, che generalmente garantisce la sostenibilità della scuola dell’infanzia. «E che consente alla retta di essere mantenuta entro i 150 euro. Ma se le politiche per l’infanzia e la famiglia non verranno adeguatamente sostenute le nostre rischieranno di diventare scuole per ricchi, anche in località dove non esistono alternative», conclude il presidente veronese Fism Brentegani.

Valeria Zanetti

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Discussione

Un pensiero su “Il «caro rette» colpisce le scuole materne

  1. Grazie a Giuseppe per il suo interessamento per le scuole materne. In questa situazione le scuole virtuose sono in grado di gestire la spesa corrente. Il 65% delle entrate viene assorbito dalla spesa per il Personale, il 13% da quella del vitto a seguire luce acqua e gas ecc.Niente rimane per il miglioramento delle strutture. L’Amministrazione deve considerare un investimento i contributi dati alla Scuola e non una spesa.Il Compito di educare non è delle Parrocchie ma della amministrazione pubblica perchè le ns. scuole sono paritarie e rispettano al 100% i programmi ministeriali.. In alternativa si ritornerà ai vecchi Asili..

    Pubblicato da Gilmo Guarise - presidente | 7 febbraio 2013, 17:13

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