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Ludopatia: in Emilia se ne parla. Arriva il primo progetto di legge.

E’ a firma del consigliere regionale Giuseppe Pagani il primo atto formalizzato per regolamentare il settore del gioco d’azzardo che mina persone e famiglie.

di Gabriele Rossi
Ufficio nazionale famiglia, adolescenti e giovani – AGe

Il gioco d’azzardo è divenuto ormai un fenomeno devastante sotto il profilo sociale, etico ed economico: si parla, in Italia, di circa 15 milioni di giocatori abituali.Terribili sono le sue ricadute in campo familiare. E’ un mercato ancora in fortissima espansione, in particolare il gioco d’azzardo on line, che il Governo ha “benedetto” rendendo lo Stato un vero e proprio biscazziere.

I numeri che riguardano le persone coinvolte nel gioco d’azzardo patologico sono impressionanti: 800.000 sono i giocatori già patologici che necessitano di cure appropriate  (la ludopatia è considerata ormai a tutti gli effetti malattia sociale) con un costo sociale di circa 5-6 miliardi di euro. Inoltre, assommano a 300.0000 i giocatori a rischio patologico.

L’industria del gioco d’azzardo ha un fatturato di circa 100 miliardi di €, pari a circa il 4% del PIL nazionale; in pratica è divenuta per fatturato la terza industria italiana, con 8 miliardi di € pagati in tasse.

Si stanno moltiplicando a livello di istiuizioni locali (regioni, province, comuni) azioni per contrastare il gioco d’azzardo, con limitazioni per gli orari di apertura, introduzione di distanze minime da rispettare per le nuove aperture rispetto a luoghi di aggregazione giovanile, scuole o centri per anziani. Purtroppo a queste giuste azioni si contrappongono i ricorsi ai TAR da parte delle società di gestione del gioco. La giurisprudenza attuale non aiuta in quanto l’unica sentenza di riferimento è quella della Corte Costituzionale nr. 300 del 10 novembre 2011 che consente alle regioni di introdurre limiti all’attività delle sale giochi per tutelare i soggetti più fragili. Si può parlare, dunque, di una situazione caotica, di una specie di Far West legislativo su questa materia

A ciò si aggiunga l’impegno di tante Associazoni, tra cui l’AGe per limitarne, almeno, gli effetti e la diffusione.

Altro dato allarmante: è stato documentato che i minori frequentano le sale dove si gioca d’azzardo e si effettuano scommesse; inoltre, ora il gioco on line è divenuto accessibile a tutti.

Sull’argomento abbiamo chiesto a Giuseppe Pagani, consigliere regionale dell’Emilia-Romagna e primo firmartario di un progetto di legge regionale sul gioco d’azzardo come si collochi questa proposta di legge e soprattutto quali obiettivi intenda perseguire.

Non vi è una legge nazionale che disciplini organicamente il gioco d’azzardo patologico, abbiamo lavorato per un anno con la consapevolezza di essere in un momento di incertezza, nell’attesa soprattutto del Decreto Balduzzi convertito nella Legge 189 del 2012. C’è un ritardo di anni da parte della politica italiana nell’affrontare questo grave problema, che non riguarda solo i giocatori ma anche e soprattutto il complesso delle persone (familiari e non) che ruotano attorno al giocatore affetto da gioco d’azzardo patologico (GAP): si parla di sette persone per giocatore. Ciò significa, numeri alla mano, di circa 6milioni di persone coinvolte. In Germania una recente indagine ha quantificato il costo sociale del giocatore affetto da ludopatia in circa 38000 euro.

La politica ha purtroppo sempre ignorato la gravità di questo problema. Non possiamo escludere anche una sorta di contiguità/connivenza della politica con le società che gestiscono il gioco d’azzardo. L’italia è il paese che gioca di più in Europa ma è anche il paese più arretrato per politiche di contrasto. Le famiglie sono lasciate sole. Il giocatore affetto da GAP assume comportamenti sconvolgenti arrivando anche a rubare i soldi per giocare ai propri figli o sul lavoro ai propri colleghi.

La Corte Costituzionale con la sentenza N.300/2011 ha chiarito che le scelte operate dalla Provincia di Bolzano sulle distanze non sono riconducibili alla competenza legislativa statale in materia di «ordine pubblico e sicurezza», bensì sono dichiaratamente finalizzate a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili, quindi, maggiormente esposti alla capacità suggestiva dell’illusione di conseguire, tramite il gioco, vincite e facili guadagni. Una recente legge della Liguria, poi, che impone le distanze minime da luoghi sensibili, non è stata impugnata.

Sul tema delle distanze, il progetto di legge regionale dell’Emilia-Romagna, in forza delle competenze attribuite dalla Costituzione in materia di tutela della salute e di governo del territorio, si ritaglia uno spazio lasciato aperto dal livello nazionale che affida un progressivo spostamento delle sale giochi rispetto ai ben determinati luoghi di aggregazione ai Monopoli di Stato secondo criteri da definire. Nel progetto di legge dell’Emilia-Romagna, infatti, si specifica questa disposizione e s’impone una distanza minima di 500 metri da luoghi sensibili come istituti scolastici e altri luoghi frequentati prevalentemente da giovani o luoghi di culto e strutture sanitarie, sottolinea ancora Pagani. Si attribuisce poi al Comune la possibilità di individuare ulteriori luoghi sensibili. Questo costituisce sicuramente un importante passo in avanti rispetto al Decreto Balduzzi, pur suscettibile di impugnzione. Il Decreto Balduzzi è rilevante perché finalmente riconosce la ludopatia come malattia, ma non ha finanziato i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), in quanto il Ministero dell’Economia ha di fatto bloccato il LEA.

Il Decreto Balduzzi ha riconosciuto la patologia, ma dimentica di precisare un principio  fondamentale: chi è l’autorità competente e quali le norme da rispettare  demandando il tutto alla competenza dei Monopoli di Stato (cioè l’Ente che è preposto proprio alle entrate tributarie derivanti dal gioco). Solo all’art.7 indica qualche riferimento per normare , mettendo un limite nella pubblicità.

La Regione manca di potere per normare può solo muoversi all’interno dello stretto percorso che lascia il Decreto Balduzzi.

Nel progetto di legge dell’Emilia-Ronmagna inoltre, aggiungiamo qualcosa a quella che ritengo essere la novità più importante del Balduzzi, ovvero la norma che impone materiale informativo predisposto dalle Asl e la segnalazione della presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale. Andiamo oltre al Decreto Balduzzi e prevediamo l’obbligo regionale all’interno delle sale gioco, da parte dei gestori, di esporre un test di verifica per la valutazione del rischio di dipendenza e il personale operante nelle sale da gioco e gli esercenti saranno tenuti a frequentare corsi di formazione predisposti dalle Asl. Le sanzioni amministrative previste potranno arrivare a 12.000 euro e nel caso di reiterazione della violazione è prevista la temporanea sospensione dell’attività da 10 ad un massimo di 60 giorni.

Nel Decreto Balduzzi sono previsti interventi mirati e iniziative didattiche per sensibilizzare i giovani considerati categoria a rischio nei confronti del gioco d’azzardo, in particolare per quello on line, sui pericoli e danni derivanti dall’abuso e dall’errata percezione del gioco stesso.Nella proposta di legge si prevede anche il marchio “Slot freE-R”. Ce ne può parlare?

Anche nella legge regionale sono previsti interventi a favore dei giovani per la prevenzione, in collaborazione con istituzioni scolastiche, enti locali, Aziende Sanitarie Locali, Terzo settore e Associazioni. C’è infatti un dato che deve allarmare: a livello regionale il 41, 7 % di giovanissimi tra i 15 e i 19 anni ha, nel 2011, secondo un’elaborazione di ESPAD, almeno una volta  praticato giochi in cui si scommettono soldi. In regione i giochi praticati dagli studenti scommettendo soldi sono principalmente “Gratta e vinci/Lotto istantaneo”. Siccome l’aumento del numero di giocatori (ricordo altresì il divieto del gioco ai minori che non sempre viene fatto rispettare) è dovuto a diversi fattori, tra questi uno dei principali èla diffusione capillare di luoghi dove giocare (dalle classiche tabaccherie che in alcuni casi sono diventati dei mini-casinò, alle slot machines nei bar, fino all’amplissima offerta di giochi on line, che rende persino superfluo uscire di casa) abbiamo deciso di andare ad incidere lì. La percentuale di quanti sono in difficoltà economica e che cercano nel gioco il colpo di fortuna per cambiare la propria vita è in costante aumento e tutti i partiti hanno contribuito ad incentivare il gioco (sale bingo, gratta e vinci, ecc.).I dati presentati da parte delle società di gestione del gioco segnalano incrementi percentuali elevatissimi a fronte di un calo in percentuale delle entrate da parte dello Stato.

Nel gioco on line è facile anche per i minori accedere al gioco in quanto manca il controllo, questo ritardo atavico che l’Italia ha nei confronti del gioco; la legge regionale serve come punto di partenza per una nuova legge nazionale rafforzata nelle limitazioni che impone soprattutto nei confronti dei minori, soprattutto in tema di Testo Unico di Pubblica Sicurezza. Abbiamo, infatti, previsto che la Regione Emilia Romagna rilasci il marchio “Slot freE-R” agli esercenti di esercizi commerciali, ai gestori di circoli privati e ad altri luoghi deputati all’intrattenimento che scelgano di non installare nel proprio esercizio le apparecchiature per il gioco d’azzardo. Nel piano triennale che sarà elaborato dalla Giunta Regionale, chiederemo poi di prevedere misure premiali ed incentivi per gli esercenti che facciano una scelta etica importante in tempi di calo dei consumi e di difficoltà economiche per tutti. Questa è una novità premiante per quanti scelgono di non installare le slot machine. Occorre però educare a comportamenti virtuosi fin da piccoli; la scuola diventa un canale importante in questo percorso, il piano triennale integrato della Regione Emilia Romagna dovrà prevedere sul tema finanziamenti per le scuole e altre agenzie educative che progettano attività per il contrasto al GAP.

Media, internet, canali televisivi deputati sempre più pubblicizzano il gioco; siti di gioco on line sono in pratica accessibili a tutti, senza alcun controllo. Da inizio febbraio 2013 il casinò on line è aperto anche alle slot machine. E’ appurato che le categorie più a rischio sono in particolare oltre ai giovani, gli anziani, i cassaintegrati e quanti hanno perso il lavoro: tutti ricercano, con l’illusione della vincita, la soluzione ai propri problemi economici, aggravando in questo modo situazioni familiari già molto compromesse.Numerose sono le denunce da parte degli amministratori locali, dei responsabili dei servizi sociali, dei volontari e delle associazioni: tantissime persone rinunciano al cibo per giocare, cadono nelle mani degli usurai, in alcuni casi come è successo scelgono il suicidio perché non possono più far fronte ai debiti. Nonostante ciò, lo Stato non decide; al momento il ministro Balduzzi sembra davvero lasciato da solo, con l’unico appoggio degli amministratori locali. Come si può far fronte a questa situazione che sembra davvero paradossale?

Il Decreto Balduzzi prevede ad esempio il divieto di messaggi pubblicitari su televisione, radio, teatri, e cinema quando i programmi sono rivolti ai minori e viene previsto un divieto per una mezz’ora precedente e successiva ai programmi per giovani. Per le pubblicità si introducono due concetti nuovi: l’obbligo di indicare il rischio che il gioco può comportare e l’esplicazione delle reali probabilità di vincita. Credo che complessivamente il fatto di non avere assunto e provato a normare il gioco d’azzardo già una decina di anni fa, faccia sì che guardiamo a questo fenomeno sociale con mente più preoccupata. E’ un tema in cui andrebbero raccontate alcune storie di persone e famiglie coinvolte per comprenderne la drammaticità; noi registriamo dentro la città fenomeni molto seri, gente davanti agli esercizi dalle sei di mattina per aspettare di poter giocare. I poteri dei Sindaci sono limitati, nonostante siano i responsabili delle comunità locali e coloro su cui ricadono i costi sociali della dipendenza da gioco d’azzardo. E’ importante il monitoraggio continuo dei dati, perché le dipendenze cambiano velocemente e così abbiamo previsto nella legge regionale un Osservatorio Regionale interno, non come ulteriore organo esterno, che possa studiare e monitorare il fenomeno anche in ambito regionale e in sinergia con quello previsto a livello Nazionale.

Non c’è forse un po’ di ipocrisia nell’avere uno Stato che dichiara patologico il gioco d’azzardo, nel contempo lo regolamenta ricavandone anche profitti e deve, anche, mettere in campo azioni per curare il disagio?

Non è etico: c’è una convenienza dello Stato in termini economici, ma è una tassa sulle povertà e le vulnerabilità! Lo Stato ricorre ai giochi per autofinanziarsi. Le entrate dovute ai giochi segnano una crescita complessiva (80 miliardi) nonostante le tasse sul gioco siano progressivamente diminuite: si è passati da una tassazione del 29,4% nel 2004 all’11% di oggi. E’ fondamentale che lo Stato arrivi davvero ad un inserimento nei LEA delle prestazioni di cura della ludopatia per fare sì che sia garantita la cura dal Sistema Sanitario Nazionale e di poter ricevere prestazioni al pari di soggetti con altre forme di dipendenza patologica. L’OMS riconosce già da anni la patologia da gioco d’azzardo, ciò non è ancora avvenuto in Italia, ma consentirebbe a tutti i cittadini equità nell’accesso all’assistenza e qualità nelle cure; oggi le sperimentazioni e i trattamenti extra Lea sono a carico della Regione.

La Regione Emilia-Romagna dopo analoghe esperienze delle Regioni Toscana e Piemonte, nel 2011 ha avviato una sperimentazione di accoglienza per persone con dipendenza patologica da gioco d’azzardo denominata “Pluto”. E’ un ottimo progetto e con il progetto di legge regionale intendo dare un contorno normativo alle misure sanitarie sperimentali messe in campo fino ad oggi fino alla definitiva introduzione nei livelli essenziali di assistenza delle prestazioni nei confronti di persone affette da patologia da gioco d’azzardo.

L’ AGe attraverso le associazioni locali, la rivista “AGe Stampa” e il sito web ha denunciato più volte – senza giri di parole – questo problema sociale , questo dramma che coinvolge tante famiglie italiane. Vogliamo davvero porci a fianco della istituzioni locali per aiutare e contrastare questo fenomeno: come è possibile fare rete e agire insieme AGe-Regioni-Province e Comuni?

Innanzitutto ringrazio AGe per la sua sensibilità e il suo impegno. E’ importante su questo tema sollecitare un dibattito e decisioni più stringenti a livello nazionale per quello che è un dramma per molte famiglie, un’emergenza sociale che la crisi economica tende a fare esplodere.

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