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La Buona Scuola: il punto di vista dell’AGE

Il DDL su La Buona Scuola (Legge 107 del 13/07/2015) approvato dal Senato e dalla Camera in via definitiva, non possiamo dire che non rappresenti una vera rivoluzione nella scuola o un principio di rivoluzione, tuttavia, anche se non condivisibili, sta di fatto che saltano alcuni schemi di fondo conservatori e considerati finora immodificabili, come la stabilità del posto di lavoro o la inamovibilità dei Dirigenti, (prima solo per loro scelta).

Così pure l’attribuzione al Dirigente de compito di nominare e di licenziare i docenti rappresenta una novità assoluta, di certo uno strapotere del Dirigente con quali conseguenze non è dato sapere, forse con un po’ di fantasia possiamo immaginarle, tant’è che il Governo si è preoccupato di accantonare qualche decina di milioni per probabili contenziosi.

Significativo il richiamo alla riduzione degli alunni per classe, quindi fine delle classi pollaio. Altro elemento di novità il Comitato di valutazione interno all’istituzione scolastica, dove Dirigente, insegnanti, genitori e nella secondaria di secondo grado anche studenti, insieme ad una figura professionale esterna sono chiamati ad esprimere un giudizio per la premialità del singolo docente.

La presenza di genitori e studenti nel Comitato di Valutazione supera il pregiudizio dell’incompetenza, per affermare il principio del diritto, di chi riceve il servizio, di esprimere un giudizio sul servizio offerto.

Ma, dal nostro punto di vista, la vera rivoluzione sta nel fatto che i genitori e le associazioni dei genitori sono ripetutamente richiamati nella legge ed invitati ad essere protagonisti attivi, di tutto il progetto della scuola, dove le indicazioni delle famiglie, degli studenti e le esigenze del territorio costituiscono elementi imprescindibili nella formulazione del piano.

Entrando nel merito di alcuni dei punti salienti della riforma, di particolare interesse per i genitori, osserviamo:

LA SCUOLA: la legge persegue: ”la valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese (Art.1, 7, m)

ORGANI COLLEGIALI: la legge rafforza la loro finalità: “le istituzioni scolastiche garantiscono la partecipazione alle decisioni degli organi collegiali e la loro organizzazione è orientata alla massima flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia del servizio scolastico”( Art. 1,2). Come dire che il fino width: 0px; “>dei consigli non è solamente la mera interazione tra comunità scolastica e comunità sociale di quarant’anni fa, ma la sede istituzionale dove la domanda delle famiglie dovrà trovare risposte condivise da parte delle scuole, secondo criteri di efficienza e di efficacia.

LA PARTECIPAZIONE DEI GENITORI diventa responsabilità non solo dei genitori, ma “indicatore di qualità” nella valutazione del dirigente a cui si chiede “di promuovere la partecipazione e la collaborazione tra le diverse componenti della comunità scolastica”(Art.1,93).

LA CORRESPONSABILITA’ delle famiglie nei riguardi della scuola non viene più limitata agli aspetti educativi, ma viene rafforzate con la possibilità di fare “erogazioni liberali in denaro (fino a centomila euro) per la realizzazione di nuove strutture scolastiche e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti, con un credito d’imposta pari al 65 per cento delle erogazioni effettuate (145).

IL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA “viene approvato, non solo adottato come prima, dal Consiglio di Istituto, dove sono presenti i genitori, e il dirigente deve tener conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e, per le scuole secondarie di secondo grado, degli studenti» (Art.1,10,4-5). “Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’offerta formativa e, per la scuola secondaria (medie e superiori) sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”( CM. del 06–luglio–2015).

EDUCAZIONE: “d) sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri; potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economico-finanziaria e di educazione all’auto imprenditorialità; sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali; (Art.1, 7);

EDUCAZIONE AFFETTIVA; “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni” (Art.1,16). A questo proposito il Ministero ha affermato più esplicitamente il ruolo importante della “libertà di scelta educativa della famiglia”, che può essere esercitata dal singolo genitore, intervenendo nel delineare, in collaborazione con gli insegnanti, il piano delle attività da far frequentare ai figli: “la partecipazione a tutte le attività extraccurricolari, anche’esse inserite nel P.O.F. è per sua natura facoltativa prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni e degli studenti stessi, se maggiorenni che, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza” (CM. 06 luglio 2015).

ORIENTAMENTO: “Il dirigente scolastico, di concerto con gli organi collegiali, può individuare percorsi formativi e iniziative diretti all’orientamento e a garantire un maggiore coinvolgimento degli studenti nonché la valorizzazione del merito scolastico e dei talenti. A tale fine, nel rispetto dell’autonomia delle scuole e di quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 10 febbraio 2001, n. 44, possono essere utilizzati anche finanziamenti esterni”.(29)

DIRITTO ALLO STUDIO DELL’ALLIEVO: si delinea la priorità del diritto degli studenti rispetto ai “privilegi acquisiti dai docenti” in riferimento al loro orario e calendario di lavoro, per cui si stabilisce “il potenziamento del tempo scolastico anche oltre i modelli e i quadri orari, tenuto conto delle scelte degli studenti e delle famiglie” (Art.1,3, b). Dopo decenni senza obblighi in proposito “la formazione in servizio dei docenti di ruolo diventa obbligatoria, permanente e strutturale”(124) quale garanzia di un insegnamento non più stereotipato o ripetitivo, ma aggiornato e di qualità.

LA LIBERTA’ DI SCELTA (PROPOSTA) EDUCATIVA della famiglia ha trovato un posto centrale nella riforma quando dispone che ““La piena realizzazione del curricolo della scuola … la collaborazione e la progettazione, l’interazione con le famiglie e il territorio sono perseguiti mediante le forme di flessibilità dell’autonomia didattica [20% DM 28 – 12 – 2005] attraverso:a) l’articolazione modulare del monte orario annuale di ciascuna disciplina, ivi compresi attività e insegnamenti interdisciplinari; b) il potenziamento del tempo scolastico anche oltre i modelli e i quadri orari, nei limiti della dotazione organica dell’autonomia di cui al comma 5, tenuto conto delle scelte degli studenti e delle famiglie; [Scuole aperte] c) la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo del curricolo e di quello destinato alle singole discipline, anche mediante l’articolazione del gruppo della classe. (Art.1,3)… Le scuole secondarie di secondo grado introducono insegnamenti opzionali nel secondo biennio e nell’ultimo anno anche utilizzando la quota di autonomia e gli spazi di flessibilità (28). L’insegnamento non dovrà più consistere in sole lezioni frontali e interrogazioni orali, ma si dovrà “potenziare le metodologie laboratoriali e le attività di laboratorio”(art.1,3,i). –

ALTERNANZA SCUOLA – LAVORO: “33. Al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio. Le disposizioni del primo periodo si applicano a partire dalle classi terze attivate nell’anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. 34. «ivi inclusi quelli del terzo settore,» «o con gli ordini professionali, ovvero con i musei e gli altri istituti pubblici e privati operanti nei settori del patrimonio e delle attività culturali, artistiche e musicali, nonché con enti che svolgono attività afferenti al patrimonio ambientale o con enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI». 35. L’alternanza può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche secondo il programma formativo e le modalità di verifica ivi stabilite nonché con la modalità dell’impresa formativa simulata. Il percorso di alternanza scuola-lavoro si può realizzare anche all’estero. 37. sentito il Forum nazionale delle associazioni studentesche e successive modificazioni, è adottato un regolamento, con cui è definita la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, …, con particolare riguardo alla possibilità per lo studente di esprimere una valutazione sull’efficacia e sulla coerenza dei percorsi stessi con il proprio indirizzo di studio.».

COMITATO DI VALUTAZIONE: sono stanziati fondi per la “valorizzazione del merito del personale docente” quando veniva da sempre contestata come impropria ed offensiva della dignità dell’insegnante”(126). I genitori entrano nel Comitato per la valutazione dei docenti “Presso ogni istituzione scolastica ed educativa è istituito, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il comitato per la valutazione dei docenti. 2. Il comitato ha durata di tre anni scolastici, è presieduto dal dirigente scolastico ed è costituito dai seguenti componenti:
a) tre docenti dell’istituzione scolastica, di cui due scelti dal collegio dei docenti e uno dal Consiglio di Istituto;
b) due rappresentanti dei genitori, per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione;un rappresentante degli studenti e un rappresentante dei genitori, per il secondo ciclo di istruzione, scelti dal consiglio di istituto;
c) un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici. (Art, 1, 128, 2).

CONTINUITA’ EDUCATIVA: invece di un diritto dell’allievo, era considerata una prerogativa di cui il docente poteva disporre a suo piacimento in trasferimenti, che coinvolgevano ogni anno fino al venti per cento di tutto il personale, la nuova legge impone che “l’incarico ha durata triennale, ed è rinnovato purché in coerenza con il piano dell’offerta formativa. (ART 1, 80) inoltre “il dirigente scolastico per la copertura di supplenze temporanee fino a dieci giorni utilizza il personale della sua scuola (85).

SCUOLE APERTE: L’intera comunità viene mobilitata in favore della formazione dei giovani per cui “Nei periodi di sospensione dell’attività didattica, le istituzioni scolastiche e gli enti locali, anche in collaborazione con le famiglie interessate e con le realtà associative del territorio e del terzo settore, possono promuovere, attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive da svolgere presso gli edifici scolastici(22). Viene risolto un problema tanto banale quanto decisivo a causa della mancanza di personale da dedicare alla sorveglianza dei locali scolastici: “I soggetti esterni che usufruiscono dell’edificio scolastico per effettuare attività didattiche e culturali sono responsabili della sicurezza e del mantenimento del decoro degli spazi (61).

LA TRASPARENZA: D’ora in poi i genitori non dovranno più affidarsi al “passaparola” per saperne di più della qualità della scuola a cui iscrivere i figli in quanto la riforma richiede massima trasparenza all’amministrazione e “Le istituzioni scolastiche, anche al fine di permettere una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie, assicurano la piena trasparenza e pubblicità dei piani triennali…(17) Il Ministero pubblicherà i dati relativi ai bilanci delle scuole, i dati pubblici afferenti al Sistema nazionale di valutazione, l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, i dati in forma aggregata dell’Anagrafe degli studenti, i provvedimenti di incarico di docenza, i piani dell’offerta formativa” (137). “Il Portale renderà accessibili i dati del curriculum
dello studente e il curriculum del docente” (138).

La riforma su “La Buona Scuola” pone le basi di un impegno globale di tutte le componenti istituzionali ed il risultato dipende dalla capacità di ognuna di esercitarlo nell’ambito di diritti e competenze di propria pertinenza. Le premesse favorevoli alla partecipazione dei genitori ci sono tutte, occorre vedere nei contesti quali capacità ha il genitore di proporsi, per essere attore attivo dell’esperienza scolastica. Alle associazioni dei genitori ed all’A.Ge. in particolare, il compito di diffondere informazioni, di promuovere attività di formazione per i genitori per un’azione competente ed efficace nel ruolo di co-protagonista del progetto educativo.

Roma, 1 settembre 2015

Il coordinatore dell’Ufficio scuola- Lorenzo Santoro

Il Presidente Nazionale – Fabrizio Azzolini

Scarica il documento in formato PDF: Il punto dell_A.Ge. sulla riforma _La Buona Scuola_ L

 

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