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IL PAPA E I MIGRANTI

La direzione spirituale delle parole di Francesco

di Mauro Magatti (*)

(c) Corriere della Sera – 21/03/2016

Con il suo richiamo a prendersi la responsabilità del destino dei rifugiati che premono alle nostre frontiere, papa Francesco sa di assumere una posizione impopolare. Nell’opinione pubblica — che annovera anche tanti fedeli cattolici — l’aria che tira oggi è ben diversa.

In realtà, Francesco si muove su un piano che la politica dei nostri giorni — ma direi anche la stessa società — non è più in grado di tenere. Quello che non si preoccupa delle cose da fare domattina, ma di non perdere la direzione di fondo, pur nella gestione delle emergenze.

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I corsi per comprare verderame e i tanti lacci che bloccano l’Italia

“Bisogna provare a fare le cose nel nostro Paese per toccare con mano l’impossibilità di farle. Nessuna meraviglia che il Word Economic Forum nel suo Global Competitiveness Index ci ponga al 49° posto nella classifica internazionale che misura la competitività, lo sviluppo e l’innovazione, in compagna del Kazakistan e delle Filippine.”

di Susanna Tamaro
(c) Corriere della Sera, 17/06/2016

Da qualche mese i telegiornali ci bombardano di notizie incoraggianti sulla continua crescita del nostro Paese. Sale il numero degli occupati a tempo indeterminato, aumentano, seppure di cifre minuscole, i consumi e la crisi sembra ormai un brutto sogno alle nostre spalle. Ma è davvero così? Vivo da molti anni nella provincia del Centro Italia e quando esco di casa, parlo con le persone la sensazione è di segno completamente opposto. Dopo otto anni di crisi, i pochi risparmi messi da parte sono stati ormai bruciati, il possesso di una casa — vuoi per il mutuo che vi grava sopra, vuoi per l’impossibilità di vendere dato il totale stallo del mercato — si è trasformata in una vera e propria jattura. Possedere un immobile è ormai diventato un fattore di povertà. Le famiglie riescono a vivere, o meglio a sopravvivere, finché c’è un nonno in casa che ha una pensione, ormai l’unico reddito certo. Il mondo delle scintillanti start up è sideralmente lontano. I giovani contemplano i loro inutili e fantasiosi diplomi di lauree triennali — ottenuti con non pochi sacrifici da parte delle famiglie — che si sono rivelati alla fine meno efficaci della diavolina per accendere il fuoco.Il foglio di annunci economici della zona è pieno di laureati 110 e lode che si offrono per ripetizioni scolastiche o qualsiasi altro lavoro. Fantasie di un passeggiatore solitario? Non proprio, dato che l’Istat conferma che il Pil pro capite dell’Umbria è sceso del -8,37%. Più che sceso, direi precipitato. Il più basso d’Italia. E oltre al Pil più basso, l’Umbria sembra avere un altro privilegio: il più alto numero di persone impiegate nella pubblica amministrazione in relazione alla densità abitativa della popolazione.

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