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S. Stefano al cinema con l’AGE!

CineforumNatale con i tuoi … Santo Stefano al cinema con noi.

Vi aspettiamo il 26 Dicembre alle ore 16:00 presso il Teatro Parrocchiale di Minerbe – Piazza IV Novembre.

INGRESSO LIBERO

Proietteremo un film adatto per tutta la famiglia. Interpretato da Nicolas Cage e Téa Leoni.
Il film è incentrato su un uomo che vede ciò che avrebbe potuto essere se avesse preso una decisione diversa 13 anni prima.

Un film divertente che ci aiuterà anche a riflettere sulla famiglia.

In conformità alla licenza d’uso sottoscritta, non possiamo pubblicare il nome del film.

Alla fine del film (verso le ore 18:00) momento conviviale e scambio degli auguri.

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La solitudine dei giovani elettori: ecco perché hanno votato No al referendum costituzionale

Il 70% tra 25 e 34 anni secondo un sondaggio Demos-Coop, ha dato un segnale di rifiuto a Renzi. Dal governo non ha ottenuto la svolta che era stata promessa

di Ilvo Diamanti
(c) Repubblica – 12 dicembre 2016

(..) Più del sentimento contrario al Pd e anti-renziano, in alcuni casi (come in Campania) difficile da sostenere, hanno pesato altre ragioni di ri-sentimento. Collegate al malessere sociale che pervade quelle aree. Sul piano economico e occupazionale. Si tratta di un’indicazione utile a valutare un’altra “frattura”, che ha caratterizzato il voto referendario in modo evidente. Quella generazionale. Com’è già stato osservato, il No è stato espresso, in misura largamente superiore alla media, soprattutto dai giovani. Continua a leggere

Cyberbullismo e non solo: Cantelmi: «Per aiutare i giovani dobbiamo rieducare gli adulti»

Cyberbullismo e non solo. Parla lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore di cyber-psicologia all’Università Europea di Roma e presidente dell’associazione Psichiatri e psicologi cattolici (Aippc).

(c) Avvenire –VIVIANA DALOISO venerdì 16 settembre 2016

Educare gli adolescenti? «Non vorrei più sentirne parlare». È forte la provocazione dello psichiatra Tonino Cantelmi, professore di cyber-psicologia all’Università Europea di Roma e presidente dell’associazione Psichiatri e psicologi cattolici (Aippc).«La verità è che per cambiare gli adolescenti c’è più che mai bisogno di adulti. E gli adulti non ci sono: sbiaditi, insensati, inconsapevoli».

Professore, è un giudizio durissimo.Lo so. E però serve, ora più che mai, il coraggio di dire le cose come stanno. I fatti di Napoli e di Rimini sono agghiaccianti, ma ci dicono cose che sappiamo bene ormai.

Quali?Primo, che abbiamo ragazzi erotizzati precocemente. Li nutriamo di immagini e di un vocabolario sessualizzati, tra i 6 e i 7 anni sono già immersi nella dimensione della sessualità e – come ovvio – a quell’età non possono che essere vittime del più drammatico dei cortocircuiti: quello che confonde l’intimità, cioè la sfera dei sentimenti, con il sesso.

E poi?E poi vengono anche digitalizzati precocemente. Ecco che, sempre tra i 6 e i 7 anni, a volte anche molto prima, gli mettiamo in mano le tecnologie: le usano alla perfezione, passano il tempo davanti allo schermo. E attraverso lo schermo imparano la tecnomediazione delle relazioni, in cui l’empatia e le emozioni dell’altro scompaiono. Risultato: a una dimensione distorta della sessualità si aggiunge quella distorta della percezione dell’altro, che porta all’aggressività. Prime vittime, le donne: che in questo percorso finiscono col non maturare alcuna cognizione del valore del proprio corpo.

Sono gli ingredienti delle vicende di questi giorni…Vicende che però sono solo la punta dell’iceberg. I numeri parlano chiaro: oggi circa il 20% dei bambini – si badi bene, non degli adolescenti – ha già bisogno di un aiuto professionale in termini di salute mentale. Siamo di fronte a un’enorme sofferenza del mondo dell’infanzia e questo dipende da un mondo di adulti che hanno smesso di narrare esperienze dotate di cornici di senso ai propri figli. I genitori di alcuni dei miei pazienti ogni tanto mi chiedono perché i figli cercano tutto su Google. Perché mancano le risposte altrove, perché gli adulti sono i primi a perdersi nella costruzione del proprio profilo social.

Ripartire dagli adulti, dunque.Per avere adulti in grado di educare i giovani con l’esempio e il significato della propria vita, non con il controllo del cellulare e dei gruppi Whatsapp. Lì non arriveremo mai, o arriveremo sempre troppo tardi.

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